Via Integra

Fr Mark's progressive Anglo-Catholic take on European Christianity

  • This is my collection of material about the current state of the churches in Europe. I am interested in looking at how they are dealing with the pressing issues of our time: the issues of gay people and women in ministry/ leadership are particularly pressing at the moment, as is the area of declining church attendance.

    I would like to see how Europe's traditional religious institutions are coping with the new Europe currently being forged, in which public opinion and ethical attitudes are becoming inceasingly pan-European, and are evidently presenting a series of strong challenges for the churches.

Spain – the gay issue

Posted by Fr Mark on August 20, 2009

350PX-~1This Italian article describes the “boom” in gay weddings in Spain – 13,000 in 4 years, and, apparently, currently proving more durable than heterosexual marriages, and despite the strenuous opposition of the Archbishop of Madrid, who said the same-sex marriage law “goes against all forms of civilisation.”.

 

From l’Altro Quotidiano.it, 20.07.09:

http://www.altroquotidiano.it/?p=5752

 

Boom di matrimoni gay: 13 mila in 4 anni

 

Il primo luglio 2005, il Parlamento spagnolo approvava, con i voti favorevoli di praticamente tutti i gruppi parlamentari, ivi compresi quelli dei partiti nazionalisti di centrodestra e di ispirazione cattolica como il Partido Nacionalista Vasco, e l’opposizione solitaria del Partido Popular (PP), la legge di riforma del codice civile, legalizzando i matrimoni tra persone dello stesso sesso. La Spagna diveniva così il quarto Paese al mondo ad adottare una tale misura, dopo Olanda, Belgio e Canada, ma prima ancora di nazioni come la Svezia Lo stupore fu quasi maggiore in Italia che nella propria Spagna, come se tutta l’attività legislativa del parlamento iberico si limitasse a quella legge, facendo di Zapatero un idolo per alcuni e un demonio per altri. D’altronde, il primo ministro spagnolo si limitava a rispettare una promessa fatta in campagna elettorale, come già fatto quando aveva ordinato il ritiro immediato delle truppe dall’Iraq.
Ed in questi quattro anni sono state ben 13 mila le coppie omosessuali che hanno contratto matrimonio, in larga parte composte da uomini (i due terzi). Queste unioni si sono dimostrandote più durature di quelle eterosessuali: solo una matrimonio gay ogni dieci fallisce, mentre si calcola si separino o si divorzino 357 coppie etero al giorno. Cifre queste che dimostrano come si tratti di una misura ormai ampliamente radicata nel Paese.
Di fatto, questi dati sono supportati da crescente appoggio popolare: secondo un’ultima inchiesta del Centro de Investigación Sociológica (CIS), sei spagnoli su dieci vedono con favore questa legge.
Sin dalla sua discussione, la legge ha provocato un dibattito durisimo, e la strenua opposizione della gerarchia eclesiástica, che non perde occasione, soprattutto per bocca del portavoce della Conferenza Episcopale (CEE) Antonio Rouco Varela, arcivescovo di Madrid, per condannare una legge “che va contro ogni forma di civilizzazione”. Ma la Chiesa spagnola non si è limitata alle lamentele verbali, chiamando all’obiezione di coscienza tutte quelle cariche pubbliche che dovessero celebrare matrimoni omosessuali, e mobilitando, attraverso la piattaforma “Foro de Familias”, milioni di persone in manifestazioni di piazza.
Però questa linea non sembra aver prosperato. Il PP inizialmente si è duramente opposto alla legge ed ha seguito la linea cardinalizia, presentando un ricorso al Tribunale Costituzionale. In realtà dentro il partito le posizioni non sono così nette (vi è addirittura presente al suo interno anche una corrente per la diffusione dei diritti degli omosessuali), posizioni che si sono poi andate ammorbidendo man mano che le nozze venivano accettate sempre più dalla società e la Chiesa si irrigidiva nel suo oltranzismo. É vero che alcuni sindaci populares hanno seguito l’invito all’obiezione di coscienza, e, una volta che questa è stata vietata da una legge apposita, si sono dimessi pur di non dover obbedire. Vero è anche d’altra parte che un consigliere comunale del PP della rurale Galizia, nel nord del Paese, si è sposato con il suo compagno alla presenza dell’attuale governatore della regione, il popular Alberto Núñez Feijóo (le nozze tra politici e cariche pubbliche degli altri partiti sono all’ordine del giorno). E ogni volta che domandano al segretario del Partido Popular, Marian Rajoy se una volta al potere abolirebbe questa legge, tende a glissare, dimostrandosi possibilista, cosciente che si tratti di un costume ormai accettato nel Paese.
Di questo radicamento vi è segno ad esempio nella nuova materia scolastica “Educación para la Ciudadanía”, lezioni di educazione civica, nella quale si insegna in totale normalità a giovani studenti che il matrimonio si può contrarre anche tra persone dello stesso sesso. La distanza con la situazione italiana salta agli occhi senza neanche bisogno di ricordare la recente polemica sul Gay Pride.
Unico punto dolente, il fatto che queste unioni si concentrino nelle regioni più popolate e con la più alta concentrazione di grandi città, e storicamente più aperte. In prima posizione si colloca la Catalogna, poi la capitale Madrid con la sua comunità, la cattolica Andalusia e Valencia: in queste quattro Comunidades Autónomas si sono celebrati i tre quarti di tutti i matrimoni gay delle 17 regioni che compongono la Spagna. Basti pensare che in alcune province del centro del Paese poco abitate si è celebrato un solo matrimonio gay: sposarsi tra persone dello stesso sesso, nella vasta campagna spagnola, sembra essere ancora un tabù.
Nel frattempo Zapatero, anche per mobilitare una base stanca, ha riaperto un’altra spinosa questione agitata in campagna elettorale e poi lasciata da parte: la riforma della legge sull’aborto. Il PSOE ha perso a livello nazionale nei confronti del PP per la prima volta da quando è al potere nelle recenti elezioni europee, e gli ultimi sondaggi confermano questa tendenza. Zapatero sa che queste sconfitte sono dovute in buona parte al desencanto dell’elettorato socialista. Questa volta però il cammino sembra essere più accidentato, visto che alcune misure previste dalla legge, come la possibilità di ricorrere alla pillola del giorno dopo senza ricetta medica, o quella di poter abortire senza il consenso e l’avallo dei genitori a partire dai sedici anni, ha provocato reazioni contrastanti all’interno dello stesso Partito Socialista e della sua base.

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