Via Integra

Fr Mark's progressive Anglo-Catholic take on European Christianity

  • This is my collection of material about the current state of the churches in Europe. I am interested in looking at how they are dealing with the pressing issues of our time: the issues of gay people and women in ministry/ leadership are particularly pressing at the moment, as is the area of declining church attendance.

    I would like to see how Europe's traditional religious institutions are coping with the new Europe currently being forged, in which public opinion and ethical attitudes are becoming inceasingly pan-European, and are evidently presenting a series of strong challenges for the churches.

Italy – the gay issue

Posted by Fr Mark on August 17, 2009

 

 

Italy-Emblemcoat_of_arms_of_the_vatican_citysvgRoman Catholic priest Don Franco Barbero says that he has married 200 gay couples.

 

 

 

 

From: Il Secolo XIX, 09/01.09:

http://www.cinemagay.it/dosart.asp?ID=12524

Il sacerdote che benedicei matrimoni omosessuali
… padre Franco continua a scrivere libri che fanno scandalo. L’ultimo, “Omosessualità e Vangelo” – a cura di Pasquale Quaranta e pubblicato per la Gabrielli Editori …
genova. Ha celebrato il primo matrimonio omosessuale nel 1978. In chiesa. Con i fiori. I canti. E gli sposi che scambiavano gli anelli benedetti. Quel matrimonio resiste ancora. E pure lui. Sempre nella Comunità Cristiana di Base a Pinerolo, in Piemonte. Padre Franco Barbero continua a dir Messa e a celebrare matrimoni. Pure tra omosessuali. Nonostante nel 2003 sia stato sospeso a divinis. «Mi scrisse Joseph Ratzinger in nome di Giovanni Paolo II – racconta il religioso – ma il mio Dna è da prete. Quindi continuo a celebrare Messa e matrimoni. Anche tra omosessuali, certo. Dov’è la differenza? Ho settemila mail di altri preti che mi dicono di continuare. Anche se poi in pubblico, devono prendere le distanze…».
Oltre a seguire il suo «Dna da prete», padre Franco continua a scrivere libri che fanno scandalo. L’ultimo, “Omosessualità e Vangelo” – a cura di Pasquale Quaranta e pubblicato per la Gabrielli Editori di San Pietro in Cariano, in provincia di Verona – è uscito un mese fa. Padre Franco lo presenterà in anteprima, il 13 gennaio. A Genova, città del Gay Pride 2009. Il religioso è stato invitato da Riccardo Gottardi, segretario nazionale di Arcigay e dalla sezione ligure, che proprio ieri ha ricevuto il primo patrocinio ufficiale: dalla Provincia di Genova.
Settant’anni, una laurea in Teologia, una serie di volumi sulla vita di Gesù e sulla Mariologia che fecero scandalo già 30 anni fa – quando da Oltretevere gli piovvero le prime ammonizioni – padre Franco Barbero è il volto ecumenico della Chiesa davvero aperta a tutti. Omosessuali compresi.
Premette: «Sono sempre stato eterosesuale». E spiega: «C’è voluto del tempo per capire. E soprattutto per accettare. Ma tutte le religioni s’interrogavano su omosessualità e Fede. Ho capito con gli anni che l’omosessualità può essere un dono. Nel 1963, in seminario, ho cominciato a stupirmi perché conoscevo poco. Ma sollecitavo incontri per capire qualcosa che era ancora molto, molto nascosto. Mi misi in ascolto. Il cammino fu lento anche per me. Ma cercavo l’amore. Esattamente come i miei fratelli e le mie sorelle. Superato il turbamento iniziale – ricorda il religioso – è subentrato lo stupore di capire che ci sono anche altri modi per comprendere la realtà».
Poi ci fu il primo matrimoio gay in chiesa, nel 1978. E fu scandalo. «Ho unito negli anni oltre 200 coppie omosessuali – racconta padre Franco – Non c’è nulla di eccezionale. Dove c’è l’amore, per me che sono credente, lì c’è Dio. Il resto, sono soltanto sigle culturali. Fastidiose. Irritanti. Che ricalcano l’aspetto sessuale, più che l’aspetto vero. Quello dell’amore. Il più importante. E che sembra essersi perso, in un mondo in cui sembra sparita la tenerezza. Persa insieme agli affetti. Ma sarò sempre riconoscente al mondo omosessuale perché mi ha liberato dalla prigione dogmatica della Chiesa». Che non a caso, nel 2003, ha deciso la sospensione a divinis. «Non mi ha scosso – ribatte lui, placido – Il mio Dna è da prete. E ho imparato ormai 50 anni fa, a Parigi, che senza l’aiuto di chi ti indica la strada non soltanto sei solo. Di più: non vai da nessuna parte. Il mondo gay mi ha aiutato a scendere da quelli che ero convinto fossero il transatlantico della salvezza e la carrozza della verità. Ecco, dovremmo tutti scendere un po’ da quella carrozza. E perdere un po’ di arroganza». Riprende fiato e prosegue: «Noi cristiani non abbiamo il monopolio della salvezza. Dobbiamo essere più ecumenici. Dialogando. E imparando. Anche dalle altre religioni. Senza dimenticare che Dio è uno soltanto». 

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